RACCONTI da MUSICASSETTA

la prima raccolta di racconti analogici
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Martino e lo spirito del vecchio Syd

Si raccontano molte storie dentro questa radio. In realtà, più che storie, per me, sono delle vere e proprie leggende. La differenza fra una storia ed il suo diventare leggenda sembra banale, un dettaglio. Invece, in quel dettaglio c’è l’infinito. Credo che la leggenda sia quel racconto che non afferri mai, quello spazio enorme che si trova fra te ed il racconto stesso.

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Vanilla skies on Sunday afternoon

Oltrepassiamo il regio lagno laido e fangoso, infestato da zanzare, protetti dall’azzurro metallico dell’auto, quando un concerto di orsacchiotti di peluche inchioda per un istante il ricordo sbiadito di una piccola vita straniera, spezzata e spazzata via giù nel rigagnolo all’inizio di quest’estate.

- E’ l’Africa, con i suoi colori ed i suoi suoni, i culi procaci delle donne, il candore dei loro denti e dei loro canti. Un nuovo mondo.

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CHAKRA DEL CUORE

Lui la odiava. Di un odio forte come l’amore.

In cuor suo, lei lo amava ancora, malgrado gli anni e le sofferenze.

Entrambi troppo orgogliosi per ammettere i rispettivi torti, avevano deciso di non vedersi più, dopo tre anni di storia insieme e qualche ultimo fugace momento di passione.

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Bianca affondava nei suoi periodi ombrosi ad intervalli prevedibili. Poteva accadere che una giornata cominciasse superficialmente serena, ma rimaneva tale solo fino al momento in cui usciva di casa ed incontrava altre persone, testimoni di come qualcosa fosse in grado di palpitare, qualcosa che, anche se non per tutti, era somigliante alla vita. Bianca si sentiva disposta a tendere la propria mano quando era tardi per donare uno stralcio di emozioni ad un’altra creatura e, ancora una volta, si era logorata nel tentativo di vivere come meglio poteva. Era semplicemente giunto il tempo di una nuova, frettolosa partenza.

… Io che ho bisogno di raccontare…

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- Ssssh! Silenzio! Adesso si fa sul serio, ok? -
- Si, ok! -
- Qui è tutto pronto. Adesso tocca a te. Mi raccomando, accendi il microfono solo un secondo prima di parlare e non dimenticarlo mai acceso, altrimenti si va tutti a casa. Ricapitolando: prima metti il jingle, poi la base su cui parlerai seguita da uno stacchetto e, infine, concludi con un brano. Esattamente come abbiamo provato in questi mesi. Ultima cosa, ascoltami bene: fai attenzione ai tempi. La radio, come la vita, ha bisogno di essere scandita da un tempo. Tu sei il tempo! Una volta capito il tuo tempo, a questo, senza paura, devi associare una tonalità. Le tonalità sono come le emozioni. Puoi essere allegro, triste, incazzato, curioso. Infiniti stati d’animo, cioè, infinite tonalità. In mezzo a questo infinito puoi perderti, ma è l’unica cosa che può ricondurti a te! Dimmi? tutto chiaro? -

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Eeehi ieh ieh ieh ieh – Eeehi ieh!

Come le sirene di Ulisse, le coriste mi attirano fuori dal bungalow col timbro meccanico dovuto all’usura degli altoparlanti.

Se io potessi starei sempre in vacanza…

Può dirlo forte. È il primo giorno qui al campeggio e mi sembra di esserci da una vita. Non ricordo neanche la sensazione che si prova ad aprire il diario per i compiti a casa. A tavola c’è già una tazza di Nesquik fumante, unico link consumistico con le mattine fredde, trascorse in fretta e furia lavandosi i denti, imbottendo la cartella di libri e sperando che il traffico non impedisca a mamma o papà di consegnarmi alla classe, puntuali come un corriere.

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Mimi

C’è il sole e una brezza lieve agita appena l’erba, trasformando le colline in una gigantesca bestia addormentata dal respiro lento. La ragazza respira a ritmo di quel respiro. Se ne sta appoggiata ad un vecchio steccato in rovina , la testa abbandonata contro uno dei pochi pali ancora in piedi, le gambe allungate di fronte a sé.

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Candido

A diciassette anni mi innamorai per la prima volta: lui era il Kurt Cobain dei poveri e aveva letto e riletto Trainspotting; per questi e per altri motivi (vedi, per esempio: indossare con nonchalance vistosi occhiali da sole femminili) aveva trovato, in brevissimo tempo, la combinazione del caveau dei miei sentimenti tardoadolescenziali.

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La sciarpa grigia

Lui arriva, parcheggia, resta seduto in auto, il finestrino leggermente abbassato per fare uscire il fumo di sigaretta. Lo vedo dalla finestra dell’ufficio, la tazza di tè ormai freddo in mano. E’ quasi orario di uscita, lui è in anticipo, si vede che non ce la fa più a trattenere il suo segreto, mi deve vedere e parlare. Me l’ha detto anche al telefono ieri sera “Claudia, voglio vederti. Devo parlarti. Domani, subito”, quel subito buttato lì con impazienza, ansia, quasi a pretendere che capiti nel prossimo minuto.

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Bentornata, solitudine

I suoi capelli profumavano di shampoo di parrucchiera, di quegli odori intensi, quasi falsi. Davanti allo specchio cercava di sistemarsi la frangia, ma quella non ne voleva sapere di stare al suo posto.
Era essenziale che tutto fosse perfetto. Al Suo arrivo doveva essere incredibile. Solo ed esclusivamente incredibile.

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La nespola

"Ho messo tutta la mia memoria dentro questa nespola, mangiala".

Nadia lesse il biglietto che sua madre le aveva lasciato sul tavolo in cucina ma non le sembrò strano. Sua madre era così, amava le frasi ad effetto e cercava sempre un po’ più di attenzione. Lei, ormai, ci era abituata.

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Un pugno nell’aria

Rabbia. Il mondo intorno a lei girava all’incontrario e lei non lo capiva. Frustrazione. Avrebbe voluto alzare le mani al cielo e sentirsi in armonia con esso, ma tutto quel che uscì da quel gesto fu un indeciso pugno nell’aria. Hello, hello, hello, how low?

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L’illogica allegria

Sono le quattro di un mattino qualunque. No, non è vero. Sono le quattro di mattina ed è il dodici settembre. È lunedì, questa volta. L’anno scorso no. L’anno scorso era domenica e ricordo esattamente un gran parlare di neve. Non riesco a contestualizzare, ma, potrei giurarci, si parlò di neve per quasi tutto il pomeriggio. Mangiammo pesce fritto. Il mare era piatto e nero. Per paura dell’autunno, ci inventammo un inverno precoce fra totani, patatine e sorsi di birra. Oggi è lunedì e non succede niente. No, non è vero. È lunedì e non è ancora successo niente. La sveglia è puntata alle sette. Il cielo pare volgere al sereno.

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«Spera, mira, spera»: ovvero di nebbia, di pinot nero, di storie nascoste dietro alle cose

E’ una sera di Ottobre. La casa non parla mentre la nebbia sbatte contro le finestre portando il suono del primo freddo. Il divano dà sollievo al mio corpo stanco e lo stereo, da cui esce «Il Vino» di Piero Ciampi, alla mia mente confusa da pensieri attorcigliati.

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Era una notte buia e tempestosa quando accadde. Nera, senza nuvole, solo la luna, un quarto crescente, a illuminare la strada. Tanto vento, che io ricordi la notte più ventosa e fredda della mia lunga vita. Ero completamente felice. Completamente e totalmente appagata dalla mia vita di allora. Un lavoro non logorante, una cerchia ben scelta di persone da frequentare, un corpo non brutto e non bello, affascinante nella sua normalità che attirava il giusto numero di uomini. Non che mi importasse alla fine: io avevo lui.

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