Rotonda
Il camion dei traslochi era quasi pieno.
Agli operai era rimasto soltanto di finire di imballare gli oggetti piccoli, quelli fragili e gli effetti personali della famiglia Blake.
A una a una le piccole scatole erano caricate negli ultimi spazi disponibili.
Nel tirarne su una che, evidentemente non era stata chiusa a dovere, qualcosa non andò per il verso giusto: i lembi si aprirono parzialmente e alcuni oggetti iniziarono a cadere in terra.Gli operai si affannarono a raccogliere gli improvvisati fuggiaschi.
Un libro di ricette, un mazzo di tarocchi, una scatola di gessi colorati (probabilmente non più utilizzabili), una coppia di piccoli album pieni di vecchie foto.
E lei.
Colorata.
Rotonda.
Assolutamente irresistibile.
Una biglia, di quelle che si usavano una volta. Lievemente scheggiata per la caduta.
Ma miracolosamente intatta.
E, soprattutto, poco incline a essere imprigionata in un’ordinaria scatola di cartone, messa alla rinfusa insieme con altri oggetti di poco conto.
No, lei no. Lei meritava un trattamento speciale.
Ma, questo, gli operai non avrebbero potuto immaginarlo.
E probabilmente sarebbe tornata nel triste anonimato se, proprio in quel momento non fosse uscito il padrone di casa, pronto a partire.
Nel vedere la biglia ebbe come un moto di tenerezza e decise di promuoverla a compagna di viaggio.
Dopotutto era o non era stata lei, e solo lei, la sua fedele amica di giochi e di spensierati pomeriggi d’estate?
Per quella biglia aveva lottato, tirato qualche pugno, sfidato il bulletto della spiaggia.
Ci aveva guadagnato un occhio nero, si.
Ma ogni volta che rimirava le rotondità multicolori del suo piccolo trofeo, si sentiva un re.
Invincibile.
Il bambino di un tempo prese la biglia, la rimirò, la tirò in aria e la riprese con uno scatto pronto.
Poi, con estrema delicatezza, la mise in tasca ed entrò in macchina.
Accese il motore, cercò la sua stazione radio preferita e partì.
Verso la sua nuova vita.
Con il passato in tasca.
Un passato che, nel frattempo, fremeva per tornare a galla.
Perché anche la biglia aveva riconosciuto nell’uomo quel ragazzino che la portava alle gare in spiaggia.
Era lui, il noioso e non particolarmente simpatico adolescente che, un giorno, l’aveva rubata con la forza al suo padrone originario.
Lui si che era una persona speciale.
La biglia odiava quel moccioso attaccabrighe.
E lo stesso odio profondo lo aveva provato nel rivederlo uomo.
Perché, a un certo punto, affascinato dai giochi elettronici, aveva rinchiuso lei e le sue rotondità in una scatola polverosa.
E in lei l’odio e il desiderio di vendetta erano cresciuti giorno dopo giorno…ora doveva soltanto trovare il modo di uscire da lì…
Standing on your momma’s porch
You told me that you’d wait forever
Oh and when you held my hand
I knew that it was now or never
Those were the best days of my life
Oh yeah… back in the summer of 69
La voce di Brian Adams sembrò come catapultare l’uomo nel passato.
Alle sue estati di bambino.
Alle avventure sulla spiaggia.
Alla biglia.
Così irresistibile.
Così rotonda.
Quasi senza accorgersene la tirò fuori dalla tasca e, continuando a guidare con una mano, iniziò a giocherellare con il suo piccolo trofeo, canticchiando il familiare motivo.
La biglia era al settimo cielo: finalmente vedeva la luce, il paesaggio circostante.
E, dopo tutti quegli anni, poteva attuare la sua vendetta.
Si guardò intorno e scorse, alla fine della curva, una macchina che arrivava dalla parte opposta.
«Presto! Devo agire in fretta!» - pensò.
E, quando l’uomo la lanciò in aria per l’ennesima volta, lei si sporse tutta fino a cadere dal lato del passeggero.
L’uomo si guardò per un istante intorno, lievemente smarrito.
Se avesse continuato a pensare come un adulto, la biglia, probabilmente, sarebbe rimasta sul tappetino almeno fino alla prossima stazione di servizio.
Ma era estate.
C’era quella canzone.
E lei era li, perfettamente rotonda e pronta a farlo tornare ancora bambino.
Dio solo sa quanto lui avesse bisogno di rivivere un po’ di spensieratezza dopo quell’anno così faticoso!
Non ci pensò un attimo.
Tornò di nuovo su quella spiaggia, ai suoi dodici anni e si chinò per raccogliere la biglia caduta nella sabbia.
Solo che lui non aveva più dodici anni.
Non si trovava su una spiaggia.
E non c’era in giro nemmeno un granello di sabbia.
Ma era felice.
Sorrideva quando l’auto che arrivava a tutta velocità dalla parte opposta si schiantò contro la sua.
E continuava a sorridere nel momento in cui i pompieri tirarono fuori dai rottami il suo corpo senza vita.
Anche se il sangue rappreso lo rendeva più simile a un ghigno inquietante.
Ma la più felice era lei, la biglia.
Uscita incolume anche stavolta.
E decisa a ritrovare il suo padrone originario. Il suo unico, grande amore.
Rotolò via dal luogo dell’incidente.
Verso la libertà.
Alla ricerca della sua felicità.
Colorata.
Irresistibile.
Pericolosa.
Rotonda.