Ballata per la mia piccola iena
Non potevo chiudere la porta scorrevole del bagno a chiave, stavo facendo la pipì in un bicchiere di plastica, e di là era in pieno svolgimento una recitazione buddista. Il suono collettivo mi arrivava come un’onda d’urto, tutto troppo intenso in quel ritaglio della mia vita. Mi sono seduta sul bordo della vasca, col piede all’erta per stoppare qualunque tentativo di intromissione in quel momento così privato, ritagliato in una situazione collettiva. Una follia, non so come mi sia saltato in mente di farlo lì, come camminare su un filo e invece di stare raccolta e concentrata mettersi a blaterare al telefono del più e del meno. Bisogno di spericolatezza, dato che stavo nella terra di mezzo e tutto poteva rimanere com’era o esplodere per sempre. Da subito era si, nuova vita si era fatta largo dentro di me, incinta. Senza se e senza ma. Trasognata, incredula, ma più di tutto sospesa, me ne vado frettolosamente, senza tradire ansia, tremore o altro. Ci incontriamo in un pub a S.Lorenzo, ci sediamo, una birra e mi viene solo da dire questo: ci moltiplichiamo.
Sul suo divano, si gira una canna a gambe incrociate mentre lo guardo assorta come un bonzo e dice: beh, vieni a stare qui?
Ci conosciamo da tanto, ci siamo incontrati di nuovo da un mese.
Mi alzo ogni mattina per andare al lavoro e ogni mattina la pancia tira un po’ di più, mi lavo, mi vesto, mi affaccio alla finestra della cucina e mi incanto come se fossi rimasta incastonata nel momento. Ascolto ‘Jigsaw falling into place’ dei Radiohead e nulla è stato più preciso della musica per definire quel trancio di vita. Febbrile onirico e folle. Gioia pura, nessuna paura, una danza sciamanica. Ogni singola mattina nelle mie orecchie e nel mio cuore. Li abbiamo anche ascoltati dal vivo insieme, nella mia pancia da 6 mesi siamo andati a Barcellona per onorare un biglietto comprato in tempi non sospetti.
I mesi passano, lievitiamo e siamo belli e leggeri. Lui è un fagiolo bravo e salterino, noi siamo i soliti pipistrelli, meno irrequieti e meno spaesati e appena posso mi prendo la maternità per godermi gli ultimi scampoli di ritmo di vita a modo nostro. La mattina ascolto sempre i Radiohead, in macchina ascolto Nick Drake e ovunque vado mi sembra di essere in un film. ‘Cello song’ mi accompagna nelle mie lunghe e infinite passeggiate per la città,mi lascio avvolgere e sento la musica scorrere dentro. Un’invasione creativa che assorbo nelle cellule, la cosa sorprendente è che questa è musica che ho sempre ascoltato ma adesso mi scalda le vene e travaso in pieno le mie sensazioni in quel fagiolo danzereccio che mi nuota dentro.
La pancia è così grande e pesante e turgida ma siamo così felici e inconsapevoli. Quando mi dice che è pronto per vedere il mondo coi suoi occhi preparo una valigetta scamuffa, con un cd da travaglio come prescritto dalle sagge ostetriche del corso preparto. A casa urlo e mi appendo come un orango al collo di papà che bianco come il latte mi asseconda, faccio un bel bagno per lenire quel tumulto infrenabile e ascoltiamo i miei mantra di yoga. Adi shakti, la potenza femminile che mi avvolge e mi accompagna.
Ci alziamo e ci avviamo fiduciosi, ce la caviamo in pochissimo tempo perchè mi spiegano che stava per sgusciare fuori già dentro casa. Papà è ora passato dal color latte al colore cinerino, io spettinata e stravolta, il fagiolo dalle sembianze di Mr.Magoo florido come una mela, gli manca solo il picciolo.
Non dormo, lo guardo e non so cosa penso, sembro vuota da un pezzo mentre col tempo vedrò la bellezza e la forza creativa accumulata in questi mesi infiniti come una vita iniziati in un pallido pomeriggio di marzo nel bagno della mia amica. Lui con gli occhi chiusi come una talpa respira quieto e si ambienta in questo nuova dimensione. Aspettiamo l’alba per chiamare papà e la pioggia inizia incessante, lava tutto e sancisce la nostra nuova meravigliosa faticosa vita a 3. Tre piccole iene felici.