Non pensare: scatta!
Aveva tutte le carte in regola per essere felice. E lo era davvero. Qualche volta però una specie di inquietudine la colpiva improvvisamente allo stomaco facendoglielo percepire come se fosse annodato, senza che vi fosse alcuna reale motivazione. Capitava così che a volte avesse bisogno di stare da sola per svuotare la testa da quella inutile quanto immotivata negatività. Allora prendeva la borsa più grande che aveva, quella fatta a forma di stereo che faceva tanto anni ‘80, e la riempiva di fotocamere e rullini e se ne andava da qualche parte a scattare. Magari nulla in particolare, magari proprio a casaccio, magari solo per il gusto di sentire ancora una volta quel magico “click”.
Quel giorno era una di quelle volte.
Era piena estate e il caldo del primo pomeriggio era davvero incredibile perciò infilò solo canotta, short e ciabatte, non si truccò affatto, e corse a prendere l’auto, sulla quale caricò il borsone ricolmo di macchinette. Cercava di portarne con sé sempre il maggior numero possibile, durante quelle uscite improvvisate, perché non sapendo cosa avrebbe fotografato non poteva nemmeno sapere quale tipo di fotocamera l’avrebbe ispirata, una volta trovato il soggetto.
Mise nell’autoradio il cd di “Summer in Abaddon” dei Pinback e mandò avanti le tracce fino ad arrivare alla numero 5.: le note di “Fortress” riempirono con il loro ritmo cadenzato l’abitacolo di quella caldissima Polo degli anni ‘90 senza climatizzatore. Cantando convinta “Stop! is to late! I’m feeling frustrate!” si mise in strada.
Quella canzone aveva il potere di cancellare qualsiasi pensiero, niente dubbi o paure, nessun vuoto da colmare: poteva guidare senza meta lasciandosi trasportare dalla musica.
Vagò per una buona mezz’ora e scelse infine di fermarsi lungo le mura della città, in un punto che aveva visto di passaggio tante volte, ma che non aveva mai fisicamente visitato.
Parcheggiò, salì la grande scalinata e, una volta arrivata in cima, ammirò il paesaggio sottostante gustandosi la quiete delle prime ore pomeridiane condita dal frinire delle cicale. In giro non c’era un’anima, e questo non le dispiacque affatto. Si sedette su una panchina ed estrasse dal borsone la sua Eximus Wide&Slim che cominciò a caricare, con molta calma, con un rullino Lomography Redscale XR 50-200 da 35mm. La scelta di film e fotocamera avvenne in modo del tutto istintivo, nulla era stato previsto o calcolato.
Poi cominciò a scattare. Scattò la strada, gli alberi, i gradini, la piazza, l’erba e le vecchie mura della città. Mentre lo faceva immaginava come quel paesaggio sarebbe apparso caldo e romantico in quelle foto, visto attraverso l’arancio incantevole ed avvolgente che quel tipo di pellicola sapeva regalare.
Scattò senza sosta sentendosi parte di quella natura che la circondava. Lo stomaco piano piano si andava snodando e il cuore diventava più leggero. Non ne era sorpresa: quel metodo funzionava sempre.
Improvvisamente girò la fotocamera verso di sé e, tenendola con due mani, tese le braccia al cielo, sentì il tepore del sole sulla faccia, abbozzò un sorriso e scattò.
Sì. Adesso andava decisamente meglio.