RACCONTI da MUSICASSETTA

la prima raccolta di racconti analogici

Latte freddo

Chiamami ora che la tua pelle non mi consola, né la tua pelle né il tuo viso divis e un’ombra scura è scesa su di noi…”, ecco stamattina ho acceso il mac e itunes ha fatto partire subito Vinicio, random, a caso, l’ho ascoltata tutta senza respirare.

Le parole sono state ossessioni per noi. Poi è arrivato il silenzio. Oggi avrei voluto solo bere un caffè macchiato con te, seduti a preparare risposte per domande che non arrivano mai. Stamattina solo con la maglietta bianca che hai dimenticato qui, e un bicchiere di latte freddo l’ho rifatto, erano anni che non lo facevo, da quando eravamo nella stessa cucina, la dividevamo o meglio tu me la lasciavi quasi tutta e io ci vivevo dentro, insomma l’ho rifatto, ho aperto il dizionario a caso e scelto una parola, la parola della giornata.

Indovina? Ho camminato e ho respirato, chissenefrega di vagare e non muoversi mai, ho bevuto il latte freddo con la tua maglietta addosso come se adesso, di colpo tutto tornasse qui, ritrovo la tua roba, sì, vestiti, libri, scarpe, roba. La ritrovo e la indosso, mi travesto, prendo in giro il tempo, bevo latte freddo e prendo in giro il tempo. Non ho niente da raccontarti, dieci anni e niente da dire. Cose ne sono successe tante da contenerle, eventi fondamentali, importanti, le cose della vita, ma da raccontarti non ho niente, da raccontare a te non mi rimane niente.

brancola la sposa, brancola il suo velo di rosa, si muove a pezzi dorme e non riposa…”ecco questa è la mia parte preferita, le storie nascoste dentro le canzoni di Vinicio, abbiamo passato un’intera notte e due bottiglie di Chianti a parlarne e delirarne.

Con te non è successo niente, in questi dieci anni a me è successo tutto ma non ho niente da dirti. Cerco di essere asciutta, non emotiva, mi hai lasciata in mezzo alla strada perchè ero troppo emotiva e me ne sono andata. Ho iniziato a essere me, sono rimaste frasi da dire e soprattutto momenti da passare, no, non ho visto il deserto e non ho mangiato pesce crudo, lo fanno tutti…sì ho partorito, sì ho mangiato struzzo, non sono capace di dirti perché. Ho fatto uno strano esorcismo e mi ero ripromessa di tenermelo per me, ma ora che è successo tutto e non è cambiato niente te lo dico. Sono stata da sola in tutti i posti dove eravamo stati insieme, tutti, ci ho messo un anno, li ho rivissuti da sola per cambiare il ricordo. È stato bello, ma non è servito a niente. Hai deciso che ero troppo emotiva ma sei andato tu a rapinare una banca , o a uccidere un politico, o a cercare una cura per qualche malattia tropicale o ad arruolarti nei corpi di pace o a buttarti sotto un treno perché non ce la facevi più e perché ti è sempre piaciuta l’idea di suicidarti rompendo un po’ i coglioni alla gente. Ho raccontato ogni sera per quell’anno che avevi fatto qualcosa del genere, ogni sera una cosa diversa, sempre più grossa, sempre più senza via di ritorno, sempre più pazzesca. Non perché non volevo una fine banale ma perché m’inventavo me stessa in quelle storie.

dov’è la casa ora che il cielo è caduto?”

Stamattina ho messo la tua maglietta, bevuto un bicchiere di latte freddo e aperto il dizionario, che ho dimenticato che dicevi che le parole valevano tutte la pena, l’ho aperto come nel nostro gioco, a caso. Indovina? “Incorrere”: andare a finire, venirsi a trovare in qualcosa di spiacevole e spesso di imprevisto. Ho bruciato la maglietta, ho buttato nel lavandino il latte freddo avanzato, hanno ripreso a succedere eventi, è rimasta la voglia di quel caffè macchiato.

sognami qui come ero, sognami come eri tu, non ritorna il tempo per noi e ora sai com’era vero, ora sai com’eri tu”

Allegra de Mandato

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