“I know I could saved a love that night
If I’d known what to say
Instead of makin’ love
We both made our separate ways
and now I hear you found somebody new
and that I never meant that much to you
To hear that tears me up inside
And to see you cuts me like a knife”
Oggi inizio a preparare gli scatoloni. Il trasloco sarà tra due settimane e ormai ho rimandato troppo. E credo che entrambi sappiamo perché lo ho fatto.
Per paura ma anche per rispetto di quello che avrei trovato, frugando tra le vecchie cose messe da parte, nascoste, gettate nell’angolo dopo quel giorno.
Ma ora devo venire a patti con ciò che è stato e affrontare quel fantasma che ormai da troppo mi lacera dentro, domandandomi ossessivamente se non sarebbe potuta andare diversamente.
Se magari quella notte non avessi potuto salvare un amore, come in quella canzone che raccontava di rose, spine e dell’alba dopo le ombre.
Non so di chi sia stata la colpa, se di colpe si può parlare, e se sia stata di qualcuno; ma in fondo, ha ancora importanza? Rimuginare sul passato non ti riporterà da me, ora lo so.
E so esattamente dove sono le nostre cose, so esattamente di cosa si tratta.
Ritrovo le nostre foto, le tue lettere, i nostri biglietti e i ricordi di ciò che avevamo.
Ritrovo persino un mazzo di chiavi. Ti ricordi? Ero convinta di averlo perso e siamo andati insieme a farne uno nuovo. Quel giorno di pioggia.
Vorrei tanto potermi fermare e far finta che nulla sia successo. Rimettere a posto tutte queste cose e continuare a coltivare il mio dolore di nascosto, come una vecchia signora cura le sue orchidee.
Ma ho capito che ora non mi è più possibile. Non posso più illudermi e, quando qualcosa non va come desidero, far finta che non stia accadendo. Ti ricordi? Mi riesce benissimo.
Ieri ti ho visto, forse è stato questo a spingermi a cercare di gettar via tutto di te.
Ti ho visto con una lei, la tua nuova lei. E vedervi insieme, vedere come le stavi accanto, quasi proteggendola, gravitandole attorno come un gabbiano attorno alla vela di una barca, mi ha fatto capire che forse non ho mai significato così tanto per te.
Mai avevo visto quella luce nei tuoi occhi, quella cura nei tuoi gesti.
Questa cosa mi uccide, ma in fondo, mi dà la forza per andare avanti e, finalmente, liberarmi del tuo ricordo.
Metodicamente impilo tutte le scatole che contengono la nostra vita insieme e le lascio fuori dalla porta. Poi ci ripenso. Pensavo di chiamare mia madre e chiedere a lei di gettarle via, ma ora desidero farlo io stessa, quasi come se fosse una sorta di cerimonia religiosa, un gesto catartico e apotropaico.
Scendo in strada, non sento nemmeno il vento freddo di fine ottobre, e getto tutto in un cassonetto.
Mi sento come leggera, rientrando in casa.
Come se mi fossi liberata di una grossa preoccupazione.
Ogni rosa ha le sue spine e ogni notte la sua alba, cantavano.
Forse ora anche io posso risvegliarmi nella mia alba, anche se per farlo ho dovuto aspettare tutta la notte.
“Every rose has its thorn
Just like every night has its dawn
Just like every cowboy sings his sad, sad song
Every rose has its thorn”
Maria Bellotto