RACCONTI da MUSICASSETTA

la prima raccolta di racconti analogici

Eeehi ieh ieh ieh ieh – Eeehi ieh!

Come le sirene di Ulisse, le coriste mi attirano fuori dal bungalow col timbro meccanico dovuto all’usura degli altoparlanti.

Se io potessi starei sempre in vacanza…

Può dirlo forte. È il primo giorno qui al campeggio e mi sembra di esserci da una vita. Non ricordo neanche la sensazione che si prova ad aprire il diario per i compiti a casa. A tavola c’è già una tazza di Nesquik fumante, unico link consumistico con le mattine fredde, trascorse in fretta e furia lavandosi i denti, imbottendo la cartella di libri e sperando che il traffico non impedisca a mamma o papà di consegnarmi alla classe, puntuali come un corriere.

Schizzo veloce in spiaggia, maschera e tubo alla mano. Fondali rocciosi densi di mistero sto arrivando!

Eeehi ieh ieh ieh ieh – Eeehi ieh!

Si chiama Barbara ed è di Roma. L’ho conosciuta durante una pausa dalle immersioni solitarie. C’erano dei giochi sulla spiaggia. Mi sono avvicinato per curiosità e tutto è sparito. C’era solo lei, caschetto moro e occhi profondi.

L’orario del silenzio è appena finito. Ad annunciarlo il pezzo di apertura per ogni comunicazione via altoparlante.

Seduto al bar a mangiare un gelato, aspetto si faccia viva. Quando ho chiesto i soldi a papà ho specificato per i videogiochi. Poi ci ho ripensato. Stare con la testa nello schermo non avrebbe giovato al mio appostamento, così ho preferito colmare il languore pomeridiano, quando la bocca chiede un sapore fresco e dolce che la ravvivi.

Non amo i ghiaccioli, ma dopo avere osservato con indecisione il cartello mi sono buttato sul Liuk. È l’unico che una volta finito lascia qualcosa: il bastoncino di liquirizia da mordere come una matita. Il gelato dura così poco, meglio sceglierne qualcuno che persista nel tempo.

Appena l’estate scorsa avrei scelto il GUM. Disco alla fragola con in mezzo una gomma rossa. Avrei potuto anche rinunciare al cadeau da masticare, scegliendo il Piedone. Il gusto di addentare le dita svela il lato cannibale nascosto in ognuno di noi.

Sono scomparsi però dal cartello e io devo finire in fretta il Liuk. Non voglio farmi trovare come un bimbo con il dolcetto. Barbara ha almeno tre anni più di me.

Eeehi ieh ieh ieh ieh – Eeehi ieh!

Sono di malumore stamattina. Ha sempre un paio di ragazzi che le gironzolano intorno e scherzano. O almeno ci provano. Le loro battute non sono divertenti come le mie.

A volte ci si mettono pure quei due animatori… Da soli dovrebbero gestire l’animazione del piccolo villaggio, ma uno vaga spesso in spiaggia, provando con scarso risultato a tacchinare ragazze; l’altro ingozza Final Fight o Spinmaster di gettoni comprati a 500 lire l’uno, fino al tramonto.

Oggi si sono uniti al branco di avvoltoi fastidiosi.

Sono grandi, enormi. Mi sembra impossibile che diventerò così alto. E largo. Penso a Ken il guerriero, che da qui non posso seguire, dove bambini scarni e gracili, appena passata l’età adulta, si trasformano in wrestler bombati. Sarà l’effetto della guerra nucleare di cui parla il prologo che anticipa sigla. Peccato che non sarà così per me.

Eeehi ieh ieh ieh ieh – Eeehi ieh!

Stamattina parte. Torna a Roma.

Ieri l’ho riaccompagnata fino al bungalow, dopo la serata nel piccolo anfiteatro al ritmo di balli latini. Le ho fatto vedere che sono un asso a ballare il Tiburon!

Durante il tragitto le ho chiesto del bracciale che portava poco sotto la spalla. Ha risposto che l’ha pagato dieci sacchi. Mi suona strana come espressione. L’unico input pervenuto è stato l’allenatore di calcio.

Pur non avendo mai trattato bracciali, diecimila lire sono troppe. Ci comprerei almeno cinque Super Santos.

Prima di augurarci la buonanotte ci siamo baciati sulle guance. Usa l’Impulse, ma non ho capito ancora quale fragranza. Ho avuto serie difficoltà ad addormentarmi.

Sto prolungando i saluti. Mi piace ascoltarla. E poi adoro quando dice gnente con la sua cadenza. Faccio di tutto per indurla a usare quella parola, sperando che non se ne accorga. Cado in un vortice di gnente. Un dolce oblio.

Eeehi ieh ieh ieh ieh – Eeehi ieh!

La vacanza è finita anche per me. Dalla macchina osservo scorrere il vialetto per l’ultima volta. Approfitto della distrazione dei miei e rileggo il foglietto. È il suo recapito, potrò scriverle. Magari non tutti i giorni. Chissà quanto ci mettono le lettere ad arrivare. Fantastico sulla penna che scivola su pagine a lei indirizzate. Un evento che per dimenticanza, o ritorno a priorità fisicamente più vicine, non accadrà mai.

Marco Parlato

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